Wedding photography by Paola De Paola © 2013

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Per prima cosa chiedo scusa se parlo di matrimonio gay, come per differenziarlo rispetto agli altri matrimoni.
Per me in un matrimonio contano le intenzioni e l’amore – che non hanno genere – ma, purtroppo, le regole del web impongono l’uso di keyword specifiche per poter essere trovati ed è forse proprio perché ho utilizzato la parola chiave “matrimoni gay” che sei qui e puoi leggere il mio post. Spero non me ne vogliate.

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Il 5 giugno 2016 ha sancito una vittoria importantissima per le lotte a favore dei diritti civili in Italia, l’apertura ai matrimoni tra coppie omosessuali. Seppur con un nome diverso, unione civile.

Entra finalmente in vigore la legge Cirinnà, che riconosce i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze di fatto.
La strada è ancora lunga ma va riconosciuto il primo passo concreto, seppur ritardatario e timido, verso la vittoria dei diritti civili in Italia.

Solo nei primi 6 mesi si registrarono centinaia di matrimoni gay. 
Il dato che però ho trovato più romantico, e che mi ha sinceramente commosso, è l’età anagrafica degli sposi. 
Nella maggior parte dei casi si è trattato di sposi anziani, “giovani innamorati” da più di cinquant’anni che, dopo aver passato tutta la vita a combattere insieme contro l’ignoranza per veder riconosciuti i propri diritti, hanno potuto coronare il proprio sogno: potersi finalmente chiamare, oltre che sentire, una famiglia.

YAYYYY!!! via zofiaphoto.com

Ma andiamo all’oggetto del post

Le nuove regole dei matrimoni no gender.
Cenni di galateo, etichetta e bon ton nelle nozze tra omosessuali.

Come ogni novità, i matrimoni gay si portano dietro tantissimo entusiasmo e qualche incertezza di natura pratica derivante dall’assenza dei ruoli tradizionali sposo-sposa.
Un esempio? Chi arriverà prima? Chi aspetterà chi?

I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono una realtà ancora “troppo giovane” per avere una tradizione sulla quale basare comportamenti, parole, gesti e rituali.

Il che non è un male, ha come pro quello consente di costruire il matrimonio a misura di sogno, ma ha il contro di spiazzare chi si sente rassicurato dalla presenza di schemi e regole da seguire.
I matrimoni simbolici in genere (sia che si tratti di matrimoni omosessuali che eterosessuali) rompono gli schemi tradizionali, costruendo qualcosa di assolutamente inedito, personalizzato ed emozionante che, come tutte le cose che non si conoscono, dividono le opinioni tra chi li adora incondizionatamente e chi ne è spaventato a morte.
Approfondirò sicuramente l’argomento matrimoni simbolici in altri post.

Ho cercato di rispondere ai quesiti di natura pratica più comuni quando si parla di matrimoni gay.
L’importante, come in qualsiasi tipo di matrimonio, è cercare di agire secondo buon senso.
Per il resto, la cosa importante è l’amore.

1 – Come organizzare il corteo? Chi aspetterà chi?

un fantastico ingresso delle spose via Tracey Buyce Photography

Questo è uno tra i quesiti più comuni. I matrimoni tradizionali seguono una regola quasi fissa: lo sposo attende la sposa.
Venendo meno la sessualizzazione dei ruoli, in caso di matrimonio tra due uomini o due donne anche la regola crolla, lasciando spazio a nuovi scenari.

Sarà possibile allora che gli sposi facciano il loro ingresso insieme, percorrendo mano nella mano.

Ancora, gli sposi possono decidere di lasciarsi accompagnare da un genitore o da entrambi, da un parente, da uno o più amici, scegliendo autonomamente chi dovrà fare il proprio ingresso per primo o per prima, e chi verrà invece aspettato.

Un ulteriore ipotesi è invece quella di realizzare un doppio percorso con il tavolo cerimoniale al centro.
In questo modo gli sposi faranno il loro ingresso separatamente ma nello stesso momento, cammineranno l’uno verso l’altro guardandosi negli occhi e arriveranno insieme all’altare.

2 – Cosa indossare?

wedding suits via JagStudios

L’outfit ha sempre la sua importanza, soprattutto in un matrimonio. Che si tratti di due sposi o due spose, l’unico limite è la vostra personalità.

Gli sposi possono decidere di indossare classici abiti da cerimonia oppure essere più creativi e fedeli al proprio stile, puntando su spezzati e dettagli colorati.

Ovviamente anche le spose potranno fare lo stesso. Via libera ad abiti classici o ad interpretazioni più personali.

Gli ospiti, come in qualunque altro matrimonio, dovranno attenersi al rispetto dello stile suggerito dagli sposi, che sia informale, casual, boho, elegante e via dicendo.
In mancanza di un dress code specificato andrà benissimo una mise classica ed elegante.

3 – E’ necessario invitare anche chi non approva la nostra unione?

 via talesfromtaj.com

 

Il matrimonio è un momento irripetibile durante il quale gli ospiti sono chiamati non solo a “festeggiare” a spese degli sposi, ma anche e soprattutto a celebrare il loro amore e ad essere testimoni e supporto nella loro decisione di unirsi l’un l’altro per il resto della vita.

Non si tratta di una pizzata con gli amici, di una birra al pub o di una serata passata svogliatamente con la famiglia durante le feste di Natale.
Queste occasioni hanno la caratteristica di essere “ripetibili”, normali. In questi casi un contrasto, una battutaccia, un cenno di disapprovazione, sono fastidi tollerabili perché facilmente “dimenticabili”.  
Possono innervosire, rovinare una serata o due ed essere messi da parte. Accantonati e gettati via. Lasciati affogare nell’oblio a cui sono destinate la gratuita cattiveria e l’ignoranza cieca.

Il matrimonio deve essere indimenticabile.
Gli sposi devono poterne conservare il ricordo come un tesoro prezioso, emozionarsi e sorridere quando lo accarezzano . Questo ricordo va difeso. 

Quindi no. Non è necessario invitare ad un matrimonio gay qualcuno che è dichiaratamente contrario ai matrimoni gay. 
A meno che la sua assenza non peserebbe sul vostro ricordo più della sua presenza, seppur imbronciata.

E questo consiglio è universale, valido tanto per i matrimoni gay quanto per i matrimoni etero.

 4 – La cerimonia “vera” si svolgerà al comune, ma è impersonale e fredda.
Come possiamo renderla più emozionante e coinvolgente per noi e per i nostri ospiti?

via a guy + a girl photography

Su questo avete pienamente ragione. Purtroppo la cerimonia al comune è asettica. Fredda, impersonale e lontana anni luce da quello che avete sognato.

Il bigottismo italiano si è impegnato a rendere l’unione civile particolarmente glaciale. Dopo aver identificato “le due parti e i testimoni” il celebrante dà lettura dei commi 11 e 12 dell’art.1 della legge 76/2016 (70-quaterdecies DPR 396/2000).
In pratica tutto il vostro amore e i vostri sogni si riducono a poche righe che parlano solo dell’obbligo di assistenza e di coabitazione.
Che è già un bel risultato per l’Italia, ma noi che siamo sognatori, vogliamo qualcosa di meglio.

Bisogna quindi considerare due alternative. La prima è accontentarsi, cercando magari un filo di sensibilità nell’ufficiale di stato civile, che potrebbe essere particolarmente empatico e tanto zelante da sforzarsi di fare qualcosa in più, dedicandovi una poesia o due parole.

La seconda è dar sfogo ai vostri desideri: realizzando una cerimonia simbolica costruita su misura dei vostri sogni.
Bella, coinvolgente, emozionante e completamente personalizzata.
Se non sapete da che parte cominciare, ma l’idea vi entusiasma, scrivetemi. Vi aiuterò a vivere, o anche solo a scrivere, la più bella cerimonia che possiate immaginare.

5 – Chi prenderà il cognome dell’altro/a?

photo via pinterest

Nel maggio del 2016, la scelta del cognome comportava una variazione nel dato anagrafico. Una revisione attuata nel marzo 2017 invece equipara la regola del cognome dell’unione civile a quella del matrimonio: il cognome scelto dalla famiglia non implica alcuna variazione anagrafica, ma viene utilizzato solo nel quotidiano per convenzione sociale. Il cognome indicato dalla nuova famiglia comparirà effettivamente solo sull’atto di matrimonio o di unione civile. 

Fatta questa premessa, l’unione civile offre la possibilità per la nuova famiglia di identificarsi con lo stesso cognome. 
Si potrà scegliere il cognome di uno qualsiasi dei due sposi, oppure si potrà affiancare il cognome dell’altro al proprio. (es. famiglia Rossi, famiglia Bianchi, oppure famiglia Rossi Bianchi, famiglia Bianchi Rossi).

La scelta è lasciata totalmente libera, non ha alcun vincolo né obbligo. 

6 – La Chiesa non riconosce questa unione, ma noi siamo credenti.
Possiamo avere una cerimonia religiosa?

preghiera durante cerimonia simbolica. via pinterest

Come sappiamo siamo purtroppo molto lontani dal poter celebrare un matrimonio omosessuale in chiesa.
Per fortuna né i dogmi nè le regole imposti dalla religione vietano la preghiera, mai.

La preghiera è sempre incoraggiata ed accolta.

Se quindi è vero che non potrete avere un matrimonio celebrato in chiesa, nulla vieta di inserire nella vostra cerimonia uno o più momenti legati alla vostra fede, si tratti di letture, di canti o di veri e propri momenti di preghiera.

7 – Sposa, sposo, marito, moglie… tutti i termini sono così sessualizzati!
Come possiamo adeguarli al nostro caso?

“Scegli un posto, non un lato. Siamo tutti la famiglia delle Spose!” via HuffPost

L’importante è che tutti i protagonisti possano sentirsi  a proprio agio.

Se siete due uomini, e volete essere chiamati entrambi “sposo”, non c’è alcun problema. Diversamente, lasciate che ad identificarvi siano i vostri nomi.
Allo stesso modo, se siete due donne ma l’idea di sentirvi chiamare “sposina” vi causa l’orticaria (quanto vi capisco!) o invece siete romantiche e non desiderate altro, fatelo presente e lasciatevi chiamare per nome.

Al momento della dichiarazione di matrimonio, potrete scegliere se essere dichiarati “marito e marito” o “moglie e moglie”.
Ma se vi sembra bizzarro o semplicemente cacofonico, chiedete di essere dichiarati “sposati” o “uniti in matrimonio”.

 

Se avete deciso di sposarvi e volete prendere in considerazione l’idea di avvalervi del mio aiuto per tutta l’organizzazione o anche solo per parte di essa qui trovate una piccola carrellata dei miei servizi principali. Avete altre idee, scrivetemi, non vedo l’ora di leggerle!

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Dani xx

Danila Olivetti