Rimandare o Cancellare il matrimonio

Coronavirus, Matrimonio, Caparre, Cause di forza Maggiore e Impossibilità sopravvenuta.

In questi giorni di particolare emergenza sanitaria, di disagio sociale e psicologico imputato alla pandemia Coronavirus, sono tanti i dubbi e le incertezze che affollano la mente di spose e fornitori.
La quasi totalità dei matrimoni programmati tra marzo e maggio verrà rimandata.

Se sei tra le spose in dubbio se rimandare il matrimonio a causa della pandemia Coronavirus, ma temi di perdere dei soldi in questo slittamento, continua a leggere.

Confesso che io stessa mi sono trovata a pormi molte domande, prima fra tutte in che modo avrei potuto rendermi più utile agli sposi.

Onestamente, in un momento come questo, credo più che mai che un buon wedding planner debba ingegnarsi per rasserenare senza illudere, tutelare gli interessi dei suoi sposi, dei suoi fornitori e di se stesso, piuttosto che continuare a pubblicare immagini sognanti e messaggi avulsi dalla realtà che, a dirla tutta, in questi giorni mi appaiono davvero superficiali ed irritanti.

Non essendo un avvocato, ho cercato risposte da chi ne sa più di me, e ringrazio Michela Tombolin (brillante Wedding Lawyer) per esserci venuta in soccorso con una serie di articoli eccellenti, che proverò a riassumere in parole povere.

Partendo dall’assunto che un professionista lavori con contratti che regolino diritti e obblighi di entrambe le parti, e non con accordi “a stretta di mano”, è possibile trovare qualche risposta scavando nel codice civile. Se invece non avete nulla di scritto che vi tuteli, non potete fare altro che appellarvi alla buona fede dei fornitori.

Cosa succede dunque per chi è costretto a rimandare il matrimonio?

Alcuni sposi 2020 si sono visti obbligati a rimandare o cancellare le nozze (per effetto del decreto del 9 marzo che, tra le altre limitazioni, vieta i matrimoni fino al 3 aprile).

Ora, trattandosi di causa di forza maggiore non imputabile alla volontà degli sposi né a quella dei fornitori coinvolti, le caparre eventualmente già versate andrebbero a coprire il matrimonio per la nuova data. Qualora non si trovasse un accordo per una nuova data, le caparre andrebbero restituite per i servizi ancora non erogati.

In che senso?

Nel senso che la location, per esempio, non ha ancora erogato il servizio per cui ha ricevuto la caparra, che andrà in questo caso interamente restituita al cliente. Stesso discorso vale per fotografi, musicisti, artisti e professionisti la cui opera è prestata nel giorno stesso delle nozze.

Trattandosi di annullamento per causa di forza maggiore, la caparra andrà restituita interamente se non ci si accorderà su una nuova data.

Qualora il professionista abbia erogato parte del servizio (ad esempio nel caso della location abbia fornito una prova menu, nel caso del fotografo abbia lavorato a un servizio prewedding…) la caparra andrà restituita al netto del costo del servizio già erogato. 

Per i wedding planner, il discorso è più complesso.
Il suo lavoro inizia diversi mesi prima della data delle nozze, in alcuni casi più di un anno prima. Il che significa che a uno o due mesi dal matrimonio, il wedding planner abbia già svolto la quasi totalità del lavoro per cui è stato ingaggiato. In questo caso non solo tratterrà la caparra per il lavoro già svolto ma, qualora questa non sia sufficiente a coprire le attività già poste in essere, potrà richiedere la retribuzione del lavoro residuo.

Ovviamente, alcuni contratti hanno delle clausole che tutelano i professionisti anche rispetto a forza maggiore. In quel caso la caparra è nelle sue mani, e non resta che trovare accordo su una nuova data o appellarsi al suo buon cuore per una eventuale restituzione, non dovuta.

E chi invece vorrebbe rimandare il matrimonio non per obbligo ma per prudenza?

Con l’aggravarsi delle notizie degli ultimi giorni, la quasi totalità degli sposi sta valutando, con dolore e incertezza, la possibilità di posticipare la data prevista per il proprio matrimonio, per poter pensare ai preparativi con maggiore serenità.

Come avevo già anticipato nel primo post su matrimonio e coronavirus, sono certa che nessun professionista abbia interesse a perdere un ingaggio e che si troverà massima flessibilità per ogni eventuale ricalendarizzazione, anche se “volontaria” e non imposta.
Il problema sorge però in caso di overbooking.
Se tutti i matrimoni previsti tra marzo e maggio/giugno si dovessero accavallare tra luglio e settembre, diventerà assai improbabile trovare ugualmente disponibili su una nuova data in alta stagione tutti i professionisti già ingaggiati. In questo caso viene meno la causa di Forza Maggiore e le caparre eventualmente versate potrebbero essere perse.

Per approfondimenti su tema legale, vi invito a leggere il blog di Michela Tombolin:
– Caso fortuito, forza maggiore ed impossibilità sopravvenuta

Impossibilità sopravvenuta

Quando rimandare il matrimonio è necessario?

Il mio consiglio, in ogni caso, è di analizzare il vostro caso con lucidità, senza lasciarsi prendere da inutili attacchi di panico.

Se il vostro matrimonio è previsto da luglio in poi e la maggioranza dei vostri ospiti non deve affrontare trasferte, non pensate a rimandare il matrimonio.

Se il vostro matrimonio è tra aprile e giugno, rimandare le nozze potrebbe essere una saggia decisione perché, purtroppo, anche se l’emergenza rientrasse a breve, potreste non avere il tempo di ultimare i preparativi con la giusta serenità.

Concludo con un pensiero che ho letto e che mi è piaciuto molto:

I matrimoni 2020 saranno feste vere, saranno i matrimoni della liberazione.

Non cancellate i vostri eventi in preda al panico. Riprogrammateli in una data diversa, non datela vinta al fato avverso e non piangiamoci troppo addosso.

La pandemia finirà, e tutto sarà più bello di come lo avevate immaginato perché mai avremmo avuto più voglia di tornare a festeggiare, ad abbracciarci e baciarci, a brindare e ballare insieme.

Vi abbraccio
Danila

 

Danila Olivetti