Fin da bambina ho nutrito una grande passione per i tessuti,  che mi ha accompagnato negli anni. Potrei starmene per ore ad ammirare i riflessi della luce sulla seta, e sfiorarla poi, è per me un assaggio di paradiso.

Pensate che per addormentarmi dovevo toccare con le dita una copertina cucita per me dalla mia mamma… amavo quel gesto.

Chiaramente oggi questa passione si è trasformata in disturbo ossessivo compulsivo rispetto alla qualità degli abiti da sposa.

Il tessuto è l’anima dell’abito da sposa ed è dalla sua qualità che, nella maggior parte dei casi, dipende il suo valore.
Il prezzo dell’abito da sposa è dato anche dall’esclusività della firma, dalla meticolosità e dal pregio delle lavorazioni (ricami o pizzi possono far lievitare il costo di partenza, ma ne parleremo magari in un altra occasione).

Per comodità ho deciso di suddividere i principali tessuti in base all’effetto che generalmente conferiscono agli abiti da sposa.

Così sarà piu’ facile identificarli, pur non potendoli toccare.

TESSUTI SOSTENUTI

Si tratta di tessuti generalmente utilizzati per abiti strutturati. 

  • DUCHESSE
  • MIKADO
  • SHANTUNG
  • ORGANZA
  • TAFFETA’

Scopriamoli meglio nel dettaglio.

DUCHESSE

Il tessuto duchesse si ottiene da una particolare lavorazione del raso di seta.
La sua caratteristica principale è la lucentezza. Si tratta infatti di un tessuto molto liscio e lucido, estremamente elegante.

E’ un tessuto particolarmente strutturato, che non scivola sul corpo, ma si presta perfettamente alla realizzazione di abiti da sposa che con la loro struttura sagomano la figura della sposa.

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Atelier Emè 2017 – duchesse – photo by Atelier Emè

 

MIKADO

Il mikado si ottiene da una tradizionale tecnica giapponese di lavorazione della seta, che rende il tessuto molto prezioso e particolare, caratterizzato da un effetto granuloso e brillante.

Essendo un tessuto dalla consistenza spessa è perfetto per realizzare abiti dalle forme decise.

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Antonio Riva 2017 – abito asimmetrico in mikado – photo by stylosophy.it

SHANTUNG

Lo shantung è un tessuto di seta di origini cinesi molto pregiato, raro e costoso.

In origine era tessuto con il doppione, bava di seta doppia prodotto da due bachi che costruiscono il bozzolo insieme caratterizzata da una grande irregolarità.

Oggi con questo nome si indicano tessuti di peso vario in seta, cotone o sintetici che ne riproducono artificialmente l’aspetto rustico (ovviamente mitigato negli abiti da sposa) con filati che inglobano cascami per imitane nodi, fiammatura e bottonatura, realizzando caratteristico gioco di luce prodotto dall’alternanza di lucido e opaco.

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Amsale Morgan – shantung – photo by thebeautybridal.com

ORGANZA

L’organza è un filato sottile e trasparente, dall’aspetto croccante e luminoso tradizionalmente tessuto in seta (anche se oggi molti organza sono in cotone o altre fibre sintetiche come poliestere o nylon).
Le organze più lussuose restano ovviamente quelle in seta, prodotte in Italia o in Francia, ma una valida tradizione di questo tessuto c’è anche in India e in Cina.

Ne esistono vari tipi, stropicciato, liscio o cangiante e può anche essere ricamata, a patto che la ricamatrice sia particolarmente brava.

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Oscar de la Renta Bridal Spring 2017 – organza – photo by abitipersposa.com

 

TAFFETA’

Uno dei più ricchi tessuti in seta, prodotto oggi anche in fibre artificiali e sintetiche. 

Ha struttura quasi rigida di aspetto lucido e luminoso,  frusciante a ogni movimento, leggerissimo e brillante, dai riflessi cangianti.

Era molto in voga nel XVIII secolo, usato dalle classi più alte che obbedivano ala moda rococò del tempo.

E’ oggi in grado di rievocare le reali corti settecentesche, ideale per le principesse moderne.

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Pronovias 2017 – abito Aurelia – taffettà – photo by Pronovias

TESSUTI FLUIDI

Sono filati la cui lavorazione li rende scivolati, luminosi e lussuosi. Decisamente i miei preferiti. Indicatissimi per matrimoni estivi e spose sicure della propria femminilità.

  • RASO
  • CHIFFON
  • GEORGETTE
  • CADY
  • CREPE

RASO

Il raso o satin è un tessuto fine, lucido, uniforme, liscio, molto morbido al tatto.

Il suo materiale d’elezione è la seta, ma si può realizzare anche in cotone, fibre artificiali come il rayon o fibre sintetiche come il poliestere.

Il raso è da sempre considerato un tessuto molto pregiato. Da sue particolari lavorazioni derivano infatti il damasco, il lampasso e il broccato, che hanno vestito i nobili europei fin dall’epoca medievale.

Di norma gli abiti da sposa in satin sono estremamente femminili.

Scivolano lungo il corpo accarezzandone le forme ed esaltandole con giochi di luce.

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Romona Keveza – photo via Pinterest

CHIFFON

Lo chiffon è un tessuto molto leggero, soffice ma resistente, molto trasparente e leggermente crespato.

Oltre alla qualità più pregiata ottenuta dalla tessitura della seta, esistono chiffon in cotone e in fibre sintetiche.

In base alla fibra che lo costituisce può essere più o meno costoso ma, tra i tessuti per gli abiti da sposa e da sera, è in grado di garantire una buona resa anche nelle sue varianti sintetiche ed economiche.

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Reem Acra 2017 – chiffon – photo by the knot.com

GEORGETTE

Il georgette è un tessuto estremamente fine, fluido e svolazzante, leggermente ruvido al tatto.

Molto leggero, impalpabile e trasparente può essere declinato in varianti romantiche o sensuali.

Deriva il suo nome della sarta francese Georgette de la Plante che lo ha creato.

Il materiale solitamente utilizzato per il georgette è la seta, ma oggi si produce anche in lana e in fibre sintetiche.

 

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Julie Vino 2016 – Georgette

CADY

Leggero, morbido e di mano ruvida, ha una caduta eccellente. Esiste in lana, seta, cotone o raion viscosa.
Il cady in seta è ovviamente il più costoso ed usato soprattutto gli abiti da sposa e da sera, drappeggiati e con tagli particolari.

E’ un tessuto la cui lavorazione è sconsigliata a sarte inesperte, perché è piuttosto scivoloso e si sposta durante la confezione.

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ad esempio io amo follemente questo abito dallo stile contemporaneo realizzato in cady. E’ il famoso modello Aurora del designer Rick Owens.

CREPE

Il nome viene dal francese crêpe e richiama la principale caratteristica del tessuto che è, appunto, il suo essere “crespo”.

Il materiale di elezione è la seta ma ne esistono in lana e fibre sintetiche, spesso comunque miste alla seta.

Esistono diversi tipi di Crepe, classificati in base al tessuto da cui si ottengono: crepe satin, crepe georgette, crepe chiffon, crepe di lana o crepella, crepe de chine e crepe marocain.

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Rosa Clarà 2017 – crepe de georgette – photo by rosaclara.com

TESSUTI TRASPARENTI  E VAPOROSI

Ho raggruppato in questo insieme quei tessuti dall’effetto “nuvola”, leggeri e trasparenti.

  • TULLE
  • PLUMETIS
  • POINT D’ESPRIT
  • VOILE

Dici “tulle” ed è subito sposa.

Reso famoso perché usato da sempre per il velo, oggi lo si scopre anche in gonne multistrato e può essere morbido, liscio, rigido e sottile, in relazione al filato del quale è composto.

Si trova nella variante più lussuosa in seta, ma può essere anche in cotone o nylon.

Appartengono alla stessa famiglia il PLUMETIS, un tessuto leggerissimo ricamato a piccoli pois e il POINT D’ESPRIT, un tulle sempre con piccolissimi puntini ricamati, utilizzato per lo più come orpello per piccoli dettagli.

Infine troviamo il VOILE, un tessuto leggerissimo e impalpabile ricavato dalla seta, ma anche da lana, cotone o altre fibre sintetiche.

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Le spose di Giò – collezione classica – abito in tulle morbido

 

 

Con il boom del fast fashion (e la generale crisi economica) abbiamo assistito negli ultimi anni ad una grande espansione delle importazioni di abiti prodotti in serie, confezionati in taglia e dal prezzo più allettante rispetto a quelli proposti dai sofisticati atelier italiani.

Tuttavia, la qualità di tessuti e lavorazioni passa spesso in secondo piano.

Tessuti nobili come la seta spesso non sono puri, vengono talvolta mescolati se non sostituiti dai loro fratellastri sintetici.
Odio quando si tenta di spacciare poliestere per seta pura, come avviene spesso nel caso del raso.

Come distinguere un filato nobile rispetto a un tessuto sintetico?

Il prezzo è il primo significativo campanello di allarme. La pura seta è costosa.
La leggerezza, la morbidezza, la lucentezza e il peso sono gli elementi che fanno la differenza.

Esistono tuttavia dei buoni sintetici che ad occhi non esperti risultano difficili da riconoscere.
Come nel caso di qualche tipo di chiffon, organza o tulle che hanno dei dupe sintetici molto più economici, in nylon, ryon o poliestere.
Se tendono a “luccicare” in maniera innaturale e il suono del “fruscìo” al movimento appare “duro” quasi certamente si tratta di sintetici.

Anche se la stoffa appare setosa, morbida e luminosa da un lato mentre dall’altro è completamente diversa, ci troviamo molto probabilmente  di fronte a un sintetico.
La seta naturale infatti, non dovrebbe presentare queste differenze.

Il metodo della nonna per riconoscere i tessuti naturali é infallibile, ma non praticabile in atelier.

Può tornare molto utile se invece si vuole acquistare del tessuto per commissionare la realizzazione di un abito.

Consiste nel bruciare qualche filo e osservare come reagisce a contatto col fuoco: i sintetici si deformano e continuano a “squagliarsi” anche una volta allontanata la fiamma, i naturali si polverizzano a contatto col fuoco, ma smettono di bruciare appena si allontanano dal fuoco. Inoltre i primi puzzeranno di olio o plastica bruciata, i secondi produrranno odori naturali, di capelli bruciati o di pollo.

Quel che possiamo fare in atelier è chiedere che ci venga mostrata l’etichetta che, per legge, deve indicare la composizione dell’abito nella percentuale esatta. Ad esempio 100% seta oppure 80% poliestere e 20 % seta.

Ovviamente l’importante è che l’abito da sposa vi valorizzi e vi faccia sognare, qualunque sia la sua composizione.
Ma, se siete come me, vorrete sempre sapere per cosa state esattamente pagando.

Qual è il vostro tessuto preferito? Come immaginate il vostro abito da sposa?

 

 

Danila Olivetti